“Quartiere Mazzucchelli” anche noto come “le Congreghe” in costruzione (via Gian Maria Mazzucchelli, tra via Milano e l’Iveco). Il “Mazzucchelli” nacque all’interno di un contesto particolare. Agli inizi del Novecento, infatti, nella zona tra il Vantiniano e i grandi insediamenti industriali di Sant’Eustacchio e di via Milano sorsero strutture residenziali destinate alle famiglie operaie occupate nelle fabbriche vicine, oltre ad alcune attività di servizio ed assistenza come la casa di ricovero per indigenti e l’orfanotrofio.

Le operazioni di cantiere presero avvio nel 1906 con progetto dell’ing. Franzini, e nel 1924 risultavano costruite tutte le stecche orientali, mentre sul lato occidentale esisteva solo la corte nord.

Al riguardo, possiamo leggere nell’Archivio storico della Congrega (Verbali del Sodalizio, 1906): «la questione delle case popolari a buon mercato è al giorno d’oggi di vitale interesse, particolarmente per quelle città ove un rapido progresso commerciale ed industriale ha promosso un notevole incremento della popolazione, non controbilanciato da una sufficiente quantità di abitazione adatte al ceto ove più l’incremento si è verificato, vale a dire il ceto operaio, il ceto lavoratore. Anche a Brescia tale questione è una delle più scottanti, una di quelle a cui è più urgente provvedere; e la Congrega, quest’opera pia che da secoli regola ai sempre mutevoli bisogni delle classi che – assolutamente o relativamente povere – hanno bisogno di essere assistite, verrebbe meno a sé stessa, alle sue costanti tradizioni, se non procurasse per quanto sta in lei di risolverla».
Ed ancora, un testo di poco posteriore relativo all’inaugurazione dei primi palazzi: «il Quartiere Mazzucchelli comprende quattro grandiosi fabbricati, separati tra loro da ampi cortili, in cui trovarono alloggio ben 80 famiglie. Spazio, luce, aria sono le vere doti di queste case popolari della Congrega, nelle quali circa 500 cittadini delle classi lavoratrici trovarono una comoda abitazione […]. In esso si era pensato a tutto: abitazioni, negozi, botteghe, giardini e persino scuole. Era un sobborgo popolare che col volgere del tempo doveva sorgere alle porte della città!». (Archivio fotografico “Congrega della Carità Apostolica”)

8 COMMENTI

    • Anch’io ho giocato tanto in cortile! Ho imparato ad andare in bicicletta, ho giocato con la terra e con l’acqua alle fontane…e quante rondini la sera mentre la nonna stava sulla porta a chiacchierare con le donne della scala 27. Altri tempi, altra vita.

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