Questa è la quinta classe elementare nel 1925 a Cologne. Mio padre, col cravattino, è al centro dietro la maestra Maria Pea. Era più “vecchio” degli altri perchè al tempo la quinta classe non esisteva e l’obbligo scolastico si fermava alla quarta classe che lui aveva frequentato due anni prima. Su questa fotografia ci sarebbe da scrivere un romanzo perchè ogni alunno qui ha una storia unica e interessante . Vi dirò invece della Maestra Maria, vera istituzione del paese che dedicò tutta la sua vita alla scuola. Era severa ma amatissima dai suoi scolari e quando alcuni di questi partirono per la guerra scriveva loro lettere di conforto e inviava pacchi e regali. Come tutti gli insegnanti dell’epoca però, durante il periodo fascista aveva la tessera del partito, ma nessuno mise mai in discussione il suo operato. Al termine della guerra però, quando TUTTI gli italiani scoprirono di essere partigiani o almeno antifascisti, alcuni esaltati “facinorosi”, come diceva mio padre, volevano raparla a zero in quanto rea di essere stata fascista. Fu così che “saltarono in banco” i suoi ex alunni, ormai uomini con famiglia, e diedero una lezione per benino, a suon di legnate, ai suddetti ” eroi” al grido di “LA MAESTRA NON SI TOCCA”! Quando anni dopo la Maestra morì, , furono ancora i suoi ex scolari ad accompagnarla al Camposanto e mio padre fece una commuovente orazione funebre in cui ne esaltava le doti umane e morali e terminava con “ADDIO CARA MAESTRA”…..Altri tempi, ed altri scolari……..

9 COMMENTI

    • Maurizio, mi limito a raccontarti di due fratelli Giuseppe e Natale (primo e terzo in alto a destra) amici cari di mio padre, al centro, e di mio zio Nino , il primo a sinistra. Il loro padre faceva il bottaio e quando doveva mettere ” i cerchi alla botte” che stava costruendo, mandava uno dei figli sotto le finestre della scuola a chiamare i fratelli ed urlava: “Vegnì a cà che ‘l bubà el gà de tirà sò i sèrcoi…” . La maestra Maria era avvisata e li lasciava uscire. Giuseppe poi, fece la guerra in Russia con mio zio Nino che non fece più ritorno. Il giorno che Giuseppe e altri del paese tornarono a casa, distrutti e macilenti, ma vivi, le campane suonarono a distesa. Tutti corsero alla stazione del treno per incontrare i reduci e mio nonno che non vide suo figlio, piangendo abbracciò Giuseppe e gli chiese: ” Dove hai lasciato il mio Nino?”. Giuseppe era il postino del Val Chiese e fu il capogruppo degli Alpini che guidò la realizzazione della Cappella della Madonna della Pace sul Monte Orfano. Proprio la sera del 26 gennaio 1955, mentre si stava preparando per ricordare la battaglia di NikolaJewka di cui fu testimone e protagonista , morì improvvisamente. Strano destino! Il fratello Natale invece , dopo la guerra, aprì un piccolo laboratorio meccanico che divenne poi una grande industria dalla quale presero il via tutte le attività produttive che cambiarono letteralmente l’economia del paese e fondò la scuola di disegno per i ragazzi del paese. Piccole storie di uomini che fecero grande il nostro paese…..

  1. Bellissima! Guardate i visi e le espressioni dei bambini in queste foto di prima della guerra e confrontatele con le nostre foto scolastiche. Sono dei piccoli adulti, già temprati dalla vita e senza quasi sorrisi.

  2. Bellissimo racconto è bello sentire le storie dei nostri avi! Oggi dovremo imparare da loro sopratutto l’umiltà e aiutarsi a vicenda nelle difficoltà. Cose che oggi colpa della crisi abbiamo dimenticato, forse se prenderemmo esempio da loro si uscirebbe dala crisi. Oggi ognuno pensa per stesso. Grazie ancora Luisa Lamberti

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